Category: Sigaretta Elettronica

Virus sul PC colpa della sigaretta elettronica

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Se fino ad ora pensavate di averle viste o sentite davvero tutte, beh… non è così! Mentre ancora è aperto il dibattito per stabilire se la sigaretta elettronica faccia meno o più male alla salute rispetto alla tradizionale sigaretta, alcuni utilizzatori hanno affermato che, di sicuro, la sigaretta elettronica fa male al proprio PC. Come sappiamo, infatti, la sigaretta ha bisogno di un ciclo di ricarica per funzionare ed esso è svolto mediante l’utilizzo di un semplice cavo USB pensato proprio per l’utilità di essere usato sui nostri PC, che sono sempre a portata di mano. Proprio per questo, alcuni creatori di malware hanno intuito di poter veicolare i loro virus tramite alcuni modelli di sigaretta elettronica, attraverso la connessione USB. Ed infatti è proprio così. Alcuni utenti dal Web lamentano di essere stati “infettati” da malware creati appositamente per attaccare Windows, radicandosi nel sistema operativo e connettendosi ad un server di comando e controllo, dietro il quale è nascosto il malintenzionato in attesa di rubare informazioni personali o, peggio, danneggiare il PC infettato. D’altra parte, non è la prima volta che accadono cose simili poiché queste persone cercano qualsiasi modo per intrufolarsi illegalmente nei PC altrui, come successe un po’ di tempo fa con gli Star N9500 (un clone del Samsung Galaxy S4 con un malware preinstallato pronto ad infettare le macchine degli ignari utenti).

Rimane il fatto che le grandi società che producono le sigarette elettroniche consigliano di affidarsi solamente a marche note e certificate, onde evitare simili problemi. Il nostro consiglio, invece, è quello di smettere di fumare direttamente, a prescindere se le sigarette siano elettroniche o meno, per preservare non solo la salute del nostro PC, ma soprattutto la propria. Se ci è riuscita anche la nostra Jessica, potete riuscirci anche voi!


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Philip Morris brevetta la prima sigaretta elettronica che non fuma

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Eugenio Sidoli, amministratore delegato Philip Morris Italia,  presenta il nuovo prodotto

Eugenio Sidoli, amministratore delegato Philip Morris Italia, presenta il nuovo prodotto 

È la risposta di Philip Morris alla sigaretta elettronica. Si chiama iQos ed è una sigaretta che non fuma, perché non c’è combustione, non esiste fumo, non c’è cenere. Anzi, propriamente non è nemmeno una sigaretta. Da ieri è in vendita in test a Milano e a Nagoya, in Giappone. Se la fase di sperimentazione sarà positiva, il prodotto sarà realizzato nel nuovo stabilimento di Zola Predosa, vicino Bologna, con un investimento di 500 milioni e 600 nuovi posti di lavoro. A regime la capacità produttiva sarà di 30 miliardi di pezzi l’anno, il 5% delle sigarette consumate in Europa, ovvero il 12% della quota di mercato di Philip Morris.

Impossibile dire al momento se iQos faccia male quanto una sigaretta normale: «Su questo voglio essere molto chiaro», ha affermato l’amministratore delegato di Philip Morris Italia Eugenio Sidoli. «Non possiamo affermare si tratti di un prodotto a rischio potenzialmente ridotto. Abbiamo iniziato una serie di test clinici, che arriveranno a compimento tra poco più di un anno. Non è possibile trarre conclusioni fino a quando non sarà stato completato e analizzato l’intero insieme dei risultati scientifici». Ma l’auspicio dell’azienda, che su questo progetto ha già investito undici anni di lavoro e 2 miliardi di dollari, è che sia così.

Una sigaretta tradizionale brucia a circa 800 gradi. Il tabacco di iQos viene riscaldato da una lamina di platino a 350. Il sistema si compone di una pipa elettronica, da usare in combinazione con una cartuccia a base di tabacco. Visti i prezzi, il consumatore tipo sarà di fascia alta. La pipa, che si riscalda grazie a un caricatore a batteria alimentato da una presa Usb, costa 70 euro. Le ricariche, in scatole da 20, costano 5 euro, quanto un normale pacchetto di Marlboro. Anche la tassazione al momento è quella delle sigarette (58,5%), ma da fine anno per questo tipo di prodotti potrebbe essere dimezzata, passando al 30,5%


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Sigaretta elettronica perché dire no alla tassazione

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Al momento non vi è alcuna giustificazione per introdurre forme di tassazione specifiche sulla sigaretta elettronica. Al massimo si potrebbe ipotizzare una forma di tassazione delle fiale contenenti nicotina
Al momento non vi è alcuna giustificazione per introdurre forme di tassazione specifiche sulla sigaretta elettronica. Al massimo si potrebbe ipotizzare una forma di tassazione delle fiale contenenti nicotina, e proporzionale alla concentrazione della stessa. Lo sostiene Pietro Monsurrò, fellow dell’Istituto Bruno Leoni, nel Briefing Paper “Tassare le sigarette elettroniche?” (PDF).
Per Monsurrò, “Le sigarette elettroniche sono infatti normali prodotti commerciali per i quali, al momento, non sono noti “costi sociali” accertati rilevanti. Per tenere conto di eventuali rischi, nell’attesa di evidenze conclusive, si può immaginare una forma di tassazione molto moderata, che prenda a riferimento – per esempio – il contenuto di nicotina. È auspicabile quindi che sia i nuovi rivenditori che i tabaccai potranno vendere i nuovi prodotti: sarebbe del resto grave che, dati gli investimenti già effettuati da parte degli esercenti dei nuovi negozi di sigarette elettroniche, un arbitrario tratto di penna da parte del potere pubblico, magari su pressioni lobbistiche di alcune categorie di operatori economici, mandi questi esercizi commerciali a gambe per aria”.
Lo studio tenta di stimare il possibile gettito – tenendo conto sia della perdita di gettito dal business del tabacco tradizionale, sia del maggior gettito presumibilmente sottratto al contrabbando – in diversi scenari di imposizione. In relazione alle misure contenute nel “decreto del Fare”, Monsurrò scrive: “il mercato delle sigarette elettroniche con e senza nicotina sarà fortemente depresso, rimanendo attrattivo quasi esclusivamente per chi cerca di smettere, venendo a mancare l’incentivo di un minore costo. A parità di altre condizioni aumenterà quindi il fumo di sigarette normali (incluse quelle di contrabbando), e i posti di lavoro nell’indotto si ridurranno considerevolmente”.

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Inventato l’e-joint la prima sigaretta elettronica alla marijuana

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Dalla sigaretta elettronica allo spinello elettronico il passo è compiuto. Un’azienda di e-cigarette americana con sede in Oklahoma, la Palm Beach Vapors, ha deciso infatti di espandere il proprio business producendo un liquido che, a partire dalla cannabis, possa essere usato nelle ricariche di e-cig. La società sta cercando di brevettare il metodo, che ha chiamato M-System, e ha già firmato accordi di licenza in California e Colorado. 

Come funziona?
Le sigarette elettroniche funzionano riscaldando nicotina liquida e trasformandola in vapore inalabile; l’olio di cannabis userebbe un meccanismo analogo di vaporizzazione. Palm Beach Vapors non acquisterebbe, venderebbe o spedirebbe la marijuana, ma concederebbe in licenza il metodo di preparazione e l’additivo che produce una base di glicerina vegetale in cui l’olio di canapa riesce a distribuirsi in modo uniforme. Paul Chip, CEO e co-fondatore, ha dichiarato che l’azienda sta pensando di costruire un vero e proprio franchising nazionale: secondo le previsioni, entro il 2018 il nuovo prodotto potrebbe rappresentare il 30-40% del fatturato della società, almeno se continuerà il trend di legalizzazione in corso negli Stati Uniti.

Cannabis, un mercato in espansione
L’ uso di marijuana è attualmente illegale in Oklahoma e lo è secondo le leggi federali. Ma il mercato dei prodotti di cannabis appare in crescita dal momento che molti stati si stanno muovendo verso la legalizzazione. Poche settimane fa la capitale americana, Washington Dc, l’Oregon e l’Alaska hanno detto sì alla legalizzazione della cannabis aggiungendosi, così, al Colorado e allo stato di Washington. Il referendum si è tenuto insieme alle elezioni di midterm. Gli elettori hanno approvato la proposta di rendere legale il possesso, l’uso e la vendita di ‘erba’ per gli adulti maggiori di 21 anni. Negli Stati Uniti, inoltre, in più di una dozzina di altri stati, tra cui la California, è disponibile la marijuana per uso medico.

L’uso medico della marijuana
La cannabis ha un lungo passato di utilizzo come medicinale per trattare il dolore o alleviare sintomi come nausea e vomito nei pazienti in chemioterapia e nelle persone affette da AIDS. Mark Woodward, portavoce dell’Oklahoma Bureau of Narcotics, ha già espresso preoccupazione sui rischi sanitari connessi all’inalazione di oli di cannabis tramite il vaporizzatore delle sigarette elettroniche. L’agenzia inoltre è preoccupata che il nuovo metodo faciliti il consumo e la diffusione di cannabis illegale. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Arriva-e-joint-la-sigaretta-elettronica-alla-marijuana-919a5e76-34cc-4f13-902d-70acb9cde08b.html#sthash.JuEXa6rN.dpuf


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La sigaretta elettronica funziona anche sotto controllo medico

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Funzionano, non funzionano, sono solo una moda rischiosa per i polmoni. Sulle sigarette elettroniche è già stato detto tutto e il contrario di tutto. Da Torino, al convegno della Società Italiana di Tabbaccologia (Sitab), arriva però una conferma: grazie a un uso guidato dal medico, può aiutare anche i fumatori più incalliti a ridurre drasticamente il consumo di sigarette tradizionali. Dopo quattro mesi, uno su due è in grado addirittura di abbandonarle completamente. Lo dice il primo studio clinico sull’e-cig, condotto su un campione di 34 soggetti, 18 uomini e 16 donne di circa 40 anni, tabagisti ventennali, selezionati tra chi non aveva intenzione di smettere di fumare o chi ci aveva già provato, fallendo. È stato proposto un percorso di sostituzione delle «bionde», progressivo ma rapido, scandito da un mix di azioni tecniche ed educazionali.

 

L’equipe sanitaria ha fornito un kit completo con il dispositivo elettronico, i caricabatterie e una serie di liquidi contenenti nicotina. È stato utilizzato sempre lo stesso prodotto, tarando però le dosi sulle esigenze di ognuno. Ai partecipanti è stato poi insegnato il corretto utilizzo dell’e-cig, cioè come assorbire nicotina senza incorrere in crisi astinenziali e iperdosaggi. Risultato: dopo appena 30 giorni il 72 per cento delle persone aveva già cambiato totalmente le proprie abitudini e, a fine sperimentazione, i test confermavano un sensibile crollo dei valori della concentrazione di monossido di carbonio espirato, tornati a livelli di normalità. Anche chi non ha mai abbandonato le sigarette tradizionali, ha comunque drasticamente ridotto il loro consumo.

Su 11 milioni e 300 mila fumatori italiani, sono 38 mila quelli che si rivolgono ai centri antifumo. Meno dell’1 per cento. Il problema, per i medici, sta proprio nell’intercettarli. «Il fumo è dipendenza da nicotina e l’autogestione di una dipendenza è quasi impossibile, ecco perché la sigaretta elettronica funziona solo se utilizzata sulla base di precise indicazioni sanitarie», spiega Fabio Beatrice, direttore del Centro Antifumo dell’ospedale San Giovanni Bosco e della ricerca condotta in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità. Non solo: eliminando i prodotti della combustione, diminuisce anche il rischio cancro. «Se il 50 per cento dei fumatori passasse alla sigaretta elettronica si stima che si potrebbero salvare 19 mila vite ogni anno e risparmiare quasi 2 miliardi di costi sanitari».

Finora si è preferito adottare un atteggiamento di estrema prudenza nei confronti di uno strumento di cui si conosce poco, soprattutto sugli effetti di un’eventuale tossicità a lungo termine, l’effettiva efficacia e le conseguenze potenzialmente dannose sui giovani non fumatori attratti dall’e-cig come ponte verso la sigaretta tradizionale. «Ricerche come questa aprono nuovi fronti per comprendere se la nostra metodologia possa essere utilizzata con risultati positivi anche nei confronti di chi, invece, ha una motivazione o una predisposizione a smettere di fumare», spiega Roberta Pacifici, direttore dell’Osservatorio Fumo Alcol e Droga dell’ISS. «Bisogna inoltre ricordare che la sigaretta elettronica non elimina però il consumo importante di nicotina: se fornisce un vantaggio in termini di salute dal punto di vista delle patologie respiratorie, il sistema cardiovascolare continua comunque ad essere danneggiato – conclude –. Il prossimo passo sarà quello di scalare la concentrazione di nicotina fino ad arrivare a zero. E poi fare chiarezza con i produttori di e-cig sulla tipologia di prodotto venduto, perché non può essere consumato senza alcun tipo di regole e, soprattutto, aiuto nell’utilizzo»


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