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Sigaretta elettronica, è guerra
“Serve e fa meno male”. “Anzi no”

Il ‘sasso’ l’ha lanciato il professor Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale, ex ministro della sanità e ‘deus ex machina’ dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, intervenendo sul dibattito sulle sigarette senza tabacco, le sigarette elettroniche, sostenendo che “si è concentrato soprattutto sul loro mercato: chi le deve vendere, quali interessi nascondono e se lo Stato ci deve, o può, guadagnare. Pochi si sono soffermati sul cuore della questione: la salute dei cittadini. Se tutti coloro che fumano sigarette tradizionali si mettessero a fumare sigarette senza tabacco salveremmo almeno 30 questo propongo che le sigarette elettroniche vengano chiamate «senza tabacco». Secondo l’oncologo “il fatto che funzionino con un meccanismo elettronico non è il punto forte di questi strumenti: ciò che le rende scientificamente interessanti è che non bruciano tabacco. La forte cancerogenità del fumo è infatti dovuta esclusivamente al tabacco che quando raggiunge i 900 gradi – vale a dire la temperatura alla quale avvengono le reazioni di demolizione delle molecole originali e le trasformazioni che generano nuovi composti – libera ben 13 idrocarburi cancerogeni”. Nel suo intervento il professor Veronesi ricorda cne “Quando il 21 aprile scorso il Dipartimento delle Finanze ha diffuso il dato delle entrate dell’imposta sul consumo del tabacco, dichiarando che la diminuzione poteva essere dovuta in parte alla diffusione della sigaretta senza tabacco, nessuno o quasi ha accolto l’annuncio come una buona notizia. Anzi pochi mesi dopo il governo ha deciso di introdurre da gennaio 2014 una tassazione altissima, del 58.5 %, che di fatto ne ha bloccato l’utilizzo, decimando produttori e negozi. Tutti sappiamo che la soluzione per le malattie correlate al tabacco è convincere la popolazione a smettere di fumare e a non iniziare mai. Ma dobbiamo prendere atto che 50 anni di campagne antifumo hanno ottenuto qualche risultato parziale, ma purtroppo nessuna svolta decisiva. Se allora la sigaretta senza tabacco appare come possibile strumento di ‘disassuefazione dal fumo’, come dimostrano i primi studi pilota fra cui quello dell’Istituto Europeo di Oncologia, abbiamo il dovere morale di studiarla in tutte le sue varianti e con tutti i mezzi e le metodologie che la ricerca scientifica ci mette oggi a disposizione”.

La ‘risposta’ dell’ISS. Alle considerazioni dell’oncologo dell’IEO ha fatto eco il commissario dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi che, con un comunicato stampa ‘domenicale’ ha sottolineato che “il professor Umberto Veronesi, nel criticare la posizione dell’OMS, fa riferimento alla lettera di 50 scienziati europei e americani (di cui era anch’egli firmatario) già contro l’attività dell’OMS sulla e-cig; a questa lettera avevano prontamente replicato 129 scienziati (tra cui io) da 31 paesi in 5 continenti per, viceversa, supportare l’attività dell’OMS che era ed è improntata alla migliore evidenza scientifica. la nota dei 50 era caratterizzata da una serie di affermazioni su marketing, emissioni, danni ed utilizzazione prive di ogni evidenza scientifica o contraddette dalle evidenze scientifiche disponibili (infatti nella nota dei 50 non vi era neanche una citazione ad alcuno studio scientifico); è necessario, invece – aggiunge Ricciardi – che l’OMS e tutte la autorità sanitarie mondiali basino le proprie decisioni sulla migliore evidenza scientifica e non diano per scontate le strategie promozionali sia dei produttori di e-cig che di sigarette tradizionali. Secondo il commissario dell’Istituto “non è affatto vero che l’e-cig, come è affermato nella nota di Veronesi, sia invisa alle multinazionali del tabacco, emerge invece con sempre maggiore evidenza che queste stiano aggiungendo le e-cig ai prodotti da esse commercializzati o, addirittura, che stiano cercando di acquisire imprese produttrici di e-cig. Anche i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha monitorato il fenomeno, vanno in questa direzione e mostrano come tra gli utilizzatori di e-cig il 25% non ha modificato le sue abitudini (quindi ha incrementato il consumo di nicotina) e il 12% ha iniziato a fumare (prima non era fumatore)”. Insomma, le strategie di marketing e di promozione delle e-cig nei confronti dei giovani sono, secondo Ricciardi “ben documentate da diversi studi scientifici ed evidenze dagli USA e dalla Corea hanno mostrato una rapida crescita delle e-cig proprio tra i giovani, inclusi coloro che non avevano mai fumato prima. Molti produttori di e-cig fanno una serie di affermazioni non provate o francamente false inducendo il pubblico a credere che questi prodotti siano innocui – continua la nota – e le evidenze scientifiche che le e-cig facciano smettere di fumare sono ancora limitatissime. Vi è invece evidenza che la maggior parte degli utilizzatori di e-cig continuino a fumare anche sigarette tradizionali e che essi abbiano scarsi o nulli benefici in termini di riduzione delle malattie cardio-vascolari, mentre tutti gli studi di popolazione fino ad oggi pubblicati mostrano in modo univoco che i fumatori che usano e-cig abbiano addirittura una minore probabilità di smettere di fumare”. E poi “vi è già una buona evidenza scientifica (proveniente anche dagli studi del nostro Istituto Superiore di Sanità) che le e-cig rilascino nell’ambiente emissioni di diverse sostanze tossiche per la salute umana, tra cui: particelle ultrasottili, glicol propilene, nitrosamine tabacco-specifiche, nicotina, composti organici volatili (VOC), carcinogeni e tossine, incluso benzene, piombo, nickel ed altri. L’indicazione dell’OMS ad evitare l’uso delle e-cig negli spazi chiusi e nei luoghi pubblici è finalizzata proprio a prevenire un’esposizione significativa a queste sostanze”. Un dibattito certamente a livelli elevatissimi, che aspetta per arrivare a conclusioni definitive risultati un poco più ‘solidi’ dal punto di vista statistico. “Resta il fatto che deve essere privilegiato – conclude Ricciardi – un approccio di sanità pubblica finalizzato alla prevenzione dell’iniziazione al fumo, soprattutto tra i giovani, alla protezione dei non fumatori nei luoghi pubblici, alla regolazione del marketing e alla proibizione di dichiarazioni su pretesi vantaggi non documentati scientificamente”.


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